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CAM LOME

INTERCAPITULAIRE RELATION SECRETARIAT ANIMATION MISSIONNAIRE

Il Capitolo Generale del 2009, per quanto riguarda l’AM, riprende il meglio della tradizione del nostro Istituto e, senza, aggiungere novità eclatanti, afferma “L’AM deve essere intesa non solo come espressione della nostra identità e del nostro carisma comboniano, ma anche come fonte di rinnovamento. Il concetto e il campo d’azione dell’AM hanno subito nel tempo una’ evoluzione. Perciò, come missionari Comboniani ci sentiamo chiamati a rinnovarci in questo aspetto fondamentale del nostro carisma e rinnovare la nostra metodologia”(DC ’09, 179).

 

Tre elementi importanti

 

In questa affermazione possiamo vedere tre elementi importanti:

 

a) La prima cosa è che l’AM è espressione della nostra identità e carisma. Ciò vuol dire che non è un semplice biglietto da visita. E’ molto di più: è un fattore essenziale con il quale c’identifichiamo e siamo identificati dagli altri, fa parte del nostro dna di missionari comboniani. E la nostra non è una missione generica, qualsiasi.

 

b) L’altro elemento va oltre, per dire che è fonte di rinnovamento. Affermazione che mette l’AM in un livello molto alto perché questa coinvolge anche la spiritualità dell’AM, della comunità comboniana e della Chiesa alla quale si rivolge. Effettivamente, chi realizza l’AM dev’essere una persona appassionata della missione. Altrimenti non riuscirebbe a appassionare gli altri o, al meno, farli interessarsi per i fratelli più lontani: oggetto e soggetto della missione.

 

c) Si parla anche di un’evoluzione sia del concetto che della prassi di AM. Il primo motivo è che col trascorrere del tempo si è passato dall’dea di una Chiesa che manda o da a una Chiesa che riceve al concetto e la prassi di scambio, di comunione. In questo scambio ambedue le parti vengono arricchite.

 

Il rinnovamento ha pure a che fare con i nuovi media, le nuove tecnologie che da una parte facilitano il lavoro di AM e dall’altra esigono una seria preparazione e, in certo senso, seguire il ritmo delle nuove tecnologie e adattarsi ai nuovi linguaggi, specie per quanto riguarda il contatto con le nuove generazioni.

 

 

 

La Ratio Missionis, ulteriore stimolo

 

In un argomento importante come questo dell’AM otre quello che ha detto il Capitolo, e fa parte del nostro essere e fare missione, vorremmo dire anche una parola su quello che si dice nella Ratio Missionis, perché questa è risultato del lavoro, dell’impegno di tutti, della preghiera, lo studio e la riflessione delle basi…

 

Il processo della RM si avvia ormai alla sua conclusione e nel suo percorso finale ha emanato un documento che dice tra l’altro:

 

“Tra i nuovi areopaghi verso cui si deve orientare la nostra attività missionaria, un posto speciale è riservato ai mezzi di comunicazione sociale e, tra questi, un poso speciale deve essere riservato ai mezzi digitali.

 

I mezzi di comunicazione sociale devono diventare strumento di educazione sociale, di annuncio del Vangelo e di animazione missionaria. L’uso di questi mezzi è importante in un lavoro di formazione, informazione e denuncia e, di fatto, influenza l’opinione pubblica.

 

Se da una parte, siamo coscienti che l’animazione missionaria sia una delle priorità nelle nostre Circoscrizioni e faccia parte del nostro compito missionario, siamo anche consapevoli che questo impegno prioritario debba essere ripensato e riqualificato dandogli nuovo impulso.

 

In particolare nel continente europeo, il contatto e l’accompagnamento dei gruppi missionari deve essere uno degli strumenti di AM. Tuttavia le mutate situazioni in Europa ci chiedono di ristrutturare il nostro lavoro passando da un’Animazione Missionari pura e semplice ad un’Azione Missionaria dove l’attenzione è diretta agli immigrati, alle situazioni di frontiera e alla GPIC (4.43)

 

Impegno generale

 

Stimolati da queste proposte e indicazioni del Capitolo, della Guida all’attuazione del XVII Capitolo e del RM, è scaturito un impegno più o meno generalizzato che punta a quello che è essenziale e da alla AM un significato più in sintonia con i segni dei tempi e dei luoghi, evitando di identificarla con la semplice raccolta fondi per mettersi a lavorare in comunione con iniziative della Chiesa locale e della società civile.

 

Le prime risposte, semplici ma concrete, a quanto è stato chiesto dal Capitolo 2009 riguardano anzitutto la creazione o revisione delle carte dell’AM in quasi tutte le circoscrizioni.

 

Lasciamo da parte queste considerazioni per andare a cose più concrete.

 

a) Scelte operative del Capitolo 2009

 

Le scelte operative del XVII Capitolo Generale possono essere sintetizzate in cinque grandi linee: Mi sembra, questo si vede soprattutto dalla lettura dei verbali delle diverse circoscrizioni, dalla formulazione dei Piani Sessennali e dalle Carte dell’AM di ogni circoscrizione, che lo “spirito” delle scelte operative del Capitolo:

 

a)      Collaborazione con la Chiesa locale e altri Istituti,

b)      La formulazione di un piano di AM,

c)      La definizione di un piano continentale di AM e della propria carta di AM,

d)      La Specializzazione di confratelli in campi di missionologia, comunicazione sociale, giornalismo.

e)      Collaborazione con i LMC e la società civile,

 

 

A queste si aggiungono iniziative molto concrete per rispondere allaGuida all’attuazione del XVII Capitolo.

 

La Guida non è solo un vademecum di linee operative. In essa c’è pure uno spirito che si percepisce  nel Messaggio del Consiglio Generale che la introduce ed è come una chiave di lettura. In esso si dice con molta naturalezza: “Il nostro piano intende rimanere entro i parametri dell’umiltà e della semplicità. Queste ci obbligano a non pretender di più di quello che in questo momento possiamo dare e vivere come Istituto, con le forze che abbiamo”.  Nella coscienza “che questa programmazione non esaurisce tutto quello che il Capitolo ci ha chiesto”.

 

c) Le risposte della base

 

Nella lettura dei verbali di tutte le nostre circoscrizioni, nella formulazione dei Piani sessennali e le carte dell’AM si vede chiaramente una risposta impegnata e impegnativa per portare avanti sia lo spirito che le azioni concrete cha da esse scaturiscono. In questo senso, si vede che un cammino si sta facendo anche se siamo ancora lontani dall’ideale, sia per i tanti altri impegni che per la resistenza di molti di noi.

 

Questo si è potuto costatare sia negli incontri dei media europei che si sono tenuti regolarmente tutti gli anni che in Assemblee importanti come quelle dell’Africa Francofona (Ottobre 2010), Americhe-Assia (Luglio 2011) ed europea (Febbraio 2012)

 

A volte i risultati sono piccoli o scarsi (es. alcune cose che sono state decise e programmate nel Piano Sessennale di AM America-Asia). Ce né comunque un processo e le iniziative che si prendono anche se piccole rispondono a uno spirito di collaborazione che è degno di essere preso in considerazione.

 

Di tutto questo, sembra che il punto più debole sia quello della preparazione di personale, soprattutto per ciò che riguarda la direzione delle riviste, delle tante iniziative nel mondo digitale e produzione di programmi audiovisivi.

 

L’esigenze sono oggi più grandi che mai. Se si vuole avere qualità e incidenza non si può improvvisare, bisogna specializzarsi e investire in personale e mezzi economici.

 

 

Alcune cose che si sono già realizzate:

 

Questo punto sarà succinto. Alcuni argomenti sono già stati detti durante l’incontro con i superiori di circoscrizione in febbraio del 2011.

 

Alcune settimane dopo questo incontro (maggio) si è tenuta in Ellwangen (Germania) l’assemblea dei media europei.

 

Di questo incontro ci sono tre cose da rilevare: ancora una volta il problema della distribuzione che diventa una questione preoccupante un per tutti. Le ragioni sono molte e forse non è neanche il caso di elencarle.

L’altra questione è la collaborazione fra i diversi media. Si sono prese delle decisioni molto concrete che purtroppo non si sono concretate.

 

Si è anche ripreso il tema della multimedialità nel mondo dei media comboniani e la necessità di fare cose di qualità per rispondere soprattutto agli interessi delle nuove generazioni.

 

Molto apprezzato è stato un workshop  che si è tenuto con l’aiuto di Ismail (Afriradio-Nimedia), Fr. Roberto Misas e Gonzalo Gòmez (Mundo Negro Digital).

 

Altri due momenti importanti sono stati l’Assemblea di Evangelizzazione e Animazione Missionaria che si è tenuta a Pesaro in febbraio ultimo.

 

Anche questa è stata risultato di un lungo processo di preparazione e sarà piattaforma per nuove iniziative che mirano non solo la presenza il mondo digitale e delle istanze europee e la comunione con la Chiesa locale che ha bisogno di collaborazione e stimolo per essere più significativa e profetica nel mondo secolarizzato e nelle situazioni di missione che le vengono incontro.

 

In Luglio si è tenuta l’Assemblea per le Americhe e Asia di AM a Quito (Ecuador). Tra gli obiettivi principali c’era quello di arrivare ad una edizione definitiva del piano sessennale di AM che si è concluso dopo un lavoro molto impegnativo che lo preceduto e accompagnato durante l’Assemblea.

 

Nel momento della formazione permanente, l’intervento più apprezzato è stato quello del vescovo comboniano Eugenio Arellano, vicario apostolico di Esmeraldas, Ecuador, sul tema: “Quale AM per America alla luce di Aparecida”.

 

Ora, passato un po’ di tempo, si può fare pure una valutazione. E bisogna dire purtroppo che anche  se gli accordi ai quali si era arrivati erano molto semplici, alcuni di essi non si sono realizzati come di solito per mancanza di un serio impegno o una mancata metodologia.

 

Si era deciso anche di fare una “redazione unica” delle nostre riviste della zona andina. Anche in questo campo si è bloccato un po’ tutto perché magari non era viabile o le cose non erano tanto chiare.

 

Un’altra iniziativa, la creazione di programmi di radio e tv digitali hanno avuto scarso risultato. Per fortuna Fr. Bernardino Dias, a Bogotà, è riuscito da solo come comboniano a far nascere e portare avanti una bella iniziativa in questo campo.

 

Purtroppo la rappresentanza e stata scarsa o improvvisata. Dagli Stati Uniti non c’era nessuno. Dal Messico non c’erano i direttori delle riviste e il segretario provinciale dell’AM aveva iniziato il suo servizio da poco tempo.

 

Comunque sia è stato un incontro positivo perché è stato punto d’arrivo di un lungo percorso accompagnato in modo molto serio dal provinciale incaricato dell’AM, p. Alcides Costa.

 

Ancora in Europa dalle decisioni programmate da tempo e ribadite dalla Guida all’Attuazione del Capitolo, dal 29-31 maggio ultimo si è tenuta nella sede della Casa Generalizia l’assemblea dei media comboniani europei.

 

Il numero di partecipanti, inclusi comboniane e laici a superato la ventina. Si era deciso di incontrarsi a Roma per avere un dialogo con il p. Enrique Sánchez, Superiore Generale, su alcuni temi d’interesse generale (relazione mezzi-animazione missionaria di base).

Nell’incontro si è discusso a lungo su una delle scelte fate nell’Assemblea di Pesaro. Le polemiche non sono mancate ma è stato un momento importante perché darà luce e aiuterà nel processo di discernimento dell’iniziativa.

 

Anche questa volta e è stata molo apprezzata la realizzazione di un workshop, guidato da fr. Roberto Misas e Gonzalo Gómez di Mundo Negro Digital per scambio di materiale tra i diversi mezzi.

 

Sono ora in progetto due avvenimenti molto importanti per quanto riguarda l’AM in Africa: L’Assemblea di AM dell’Africa Anglofona e Mozambico e l’Assemblea dell’AM dell’Africa Francofona.

 

L’Assemblea dell’Africa Anglofona-Mozambico sarà la prima da quando ho iniziato questo servizio.

 

Conclusione

 

Per concludere questa mia relazione, riporto un brano del Messaggio del Consiglio Generale che presenta la Guida all’attuazione del XVII Capitlo: “Ci pare urgente concentrare tutte le nostre energie sull’unico scopo di arrivare a vivere la nostra vocazione missionaria fondandola su una forte spiritualità. E questa spiritualità che ci permette di fare delle scelte coraggiose in vista di uno stile di vita consacrata vissuto nella sobrietà, radicalità, generosità, gioia, speranza e vera fraternità”.

 

Se questo è vero, vale per tutti i campi del nostro servizio missi onero; soprattutto per l’Animazione Missionaria che diventa cosi testimonianza discreta ed efficace di quella che la identità più profonda della Chiesa, la sua ragione di essere: l’evangelizzazione.

 

Sarà inoltre il mezzo più naturale per attirare nuove e sante vocazioni di persone che consacrino la loro vita all’annuncio del Vangelo di Gesù Cristo e i valori del Regno da lui iniziato e proclamato.

 

Jorge García Castillo, SGAM

 

 

 

(SEMAINE DE DISCERNEMENT ) REFLEXION DU DIACRE ALEX CANISIUS SUR LA FOI

Depuis dimanche soir nous sommes en semaine de discernement. Nous avons deja eu la chance de partager  autour du theme de la vocation comme don de Dieu,  don necessitant notre reponse. Les milieux milieux vocationels ont aussi retenus notre attention. Nous allons a present parler de la foi. Je nous propose cette reflexion en trois grands points tout en faisant attention aux realites qui marquent l`Eglise actuellement.

LA FOI

I. LA FOI DANS LA VIE DE L’HOMME ET DE L’EGLISE

I.1. La foi dans le quotidien de l’homme

Tout homme fait l’expérience de la foi. Tout ce que nous acceptons dans notre vie humaine n’est pas le fruit d’une évidence scientifique. Ce n’est pas toutes les paternités qui s’acceptent suite au test ADN. Elle peut s’exprimer en termes de confiance (avoir foi en tel ami).

I.2. La foi comme fait religieux : Religions traditionnelles africaines et religion juive.

La foi est aussi une expression de religion dénotant la conviction de l’existence aussi bien que l’action de Dieu.

Dans nos religions traditionnelles on note la croyance en un grand dieu créateur de qui émanent toutes choses mais qui a besoin de plusieurs dieux associés pour gouverner les hommes.

On parle de la foi juive : il s’agit de la ferme conviction de l’existence d’un Dieu créateur, sauveur et qui conduit le cours de l’histoire de son peuple. Il est l’unique Dieu qui doit devenir le Dieu de tous les peuples. Pour parvenir à cette conviction, le peuple d’Israël a fait une longue expérience de Dieu. D’abord d’une foi polythéiste qui professe le ‘‘Dieu d’Israël’’ comme le dieu d’un peuple particulier à côté de tant d’autres (le Dieu d’Abraham, d’Isaac et de Jacob ; le Dieu de nos pères…) l’expérience a conduit le peuple à faire de Lui le plus puissant de tous les dieux (le Dieu plus fort que tous les dieux, le Dieu jaloux des autres dieux…) avant de le déclarer le seul, l’unique qui soit et qui doit être connu de tous les peuples.

 

I.3. Jésus, les disciples et la foi.

La foi que propose Jésus prolonge, continue et parfait la foi juive. Il s’agit de la foi en Un seul Dieu, Père de tous dont Lui Jésus est le Fils qui, par l’action du Saint Esprit est venu sauver toute l’humanité. Croire, c’est accepter avec conviction que Dieu est Père, qu’Il nous aime et nous a donné le salut par la mort et la résurrection de son Fils. Cette vérité de foi s’articule autour de ce que l’on appelle le Kérygme proclamé avec vigueur par Pierre et les autres disciples après la descente de l’Esprit Saint. Elle sera développée au cours des premiers siècles de la vie de l’Eglise et deviendra dès le 4ème siècle ce que l’on appel le Crédo. C’est sur cette formule que se base la foi de l’Eglise.

I.4- La foi, vertu théologale

La foi est une des trois vertus théologales que l’Eglise nous présente. Avec l’espérance et la charité, elle se réfère directement à Dieu ‘‘Elles ont Dieu Un et Trine pour origine, pour motif et pour objet’’ et ‘‘disposent l’homme à vivre en relation avec la sainte Trinité’’. « Elles sont infusées par Dieu dans l'âme des fidèles pour les rendre capables d'agir comme ses enfants et de mériter la vie éternelle. Elles sont le gage de la présence et de l'action du Saint Esprit dans les facultés de l'être humain ».C.E.C. 1813

« La foi est la vertu théologale par laquelle nous croyons en Dieu et à tout ce qu'Il nous a dit et révélé, et que la Sainte Eglise nous propose à croire, parce qu'Il est la vérité même. Par la foi "l'homme s'en remet tout entier librement à Dieu" (DV 5). C'est pourquoi le croyant cherche à connaître et à faire la volonté de Dieu. "Le juste vivra de la foi" (Rm 1,17). La foi vivante "agit par la charité" (Ga 5,6) »C.E.C. 1814 

I.5- Vocation et foi

I.5.1- La foi en amont et en aval de toute vocation

La vocation est un don de Dieu. Dieu comme personnage central de toute histoire de vocation doit être la référence première dans tout le processus conduisant à la réponse à cette vocation. Ainsi, l’appel doit être effectivement un appel provenant de Lui, le discernement se fait en référence à Lui, la réponse se donne en référence à Lui et même le vécu se fait en référence à Lui.

·          Ecoute de l’appel dans la foi

L’appel de Dieu ne peut être entendu que dans des dispositions de la foi qui, elle aussi est un don de Dieu. (1Sam 3,1-4). Pour être consacré, il faut être d’abord chrétien.

·          Le discernement dans la foi

L’appel entendu mérite d’être discerné. Ce discernement se fait aussi ou doit se faire avec des dispositions de foi. (1 Sam. 3,4-11ss ; Lc. 8, 38-39).

·          La réponse dans la foi

(Gn 12, 1-5 ; Lc.2, 26-38)

·         Vivre la vocation dans la foi

(Jr 15, 10-21)

I.5.2- Appelé pour le service de la foi

Toute vocation est un appel particulier à servir et à rendre compte de la foi.Aussi, qui reçoit ce don précieux ne peut le garder pour lui seul car« Devenus fils de Dieu par la régénération (baptismale), (les baptisés) sont tenus de professer devant les hommes la foi que par l'Eglise ils ont reçue de Dieu" et de participer à l'activité apostolique et missionnaire du Peuple de Dieu ».(C.E.C. 1270). ). De ce fait, comme le dit le bienheureux pape Jean Paul II, « la mission découle non seulement du précepte formel du Seigneur, mais aussi de l’exigence de la vie de Dieu en nous » R.M. 11C’est une force que l’on ne peut taire, ‘‘un feu dévorant’’ comme Jérémie et tout prophète et disciple en a fait l’expérience. (Jr 20, 7-9)

Ainsi, de même que toute vocation ne nait, ne s’accueille, ne se comprend, ne grandit et ne se vit que par la foi, de même toute vocation est au service de cette foi. Pour mieux répondre à cette vocation dans le monde dans lequel nous sommes, il y a deux urgences : cultiver la foi véritable et temoigner de cette foi véritable.

·         Pour une foi véritable

Une des premières entreprises que l’appelé doit faire à côté du travail de purification de ses motivations vocationnelles est celle de la purification de sa foi. En quel Dieu croyons-nous ? Un Dieu à notre service ? Un Dieu au service de notre ventre ou de besoins de notre Corps ? Un Dieu en perpétuelle lutte contre Satan ? Un Dieu qui n’est là que pour guérir ?

Il faut apprendre à connaître le Dieu de Jésus-Christ ; Celui-là qui a laissé mourir son propre Fils pour le bien de l’humanité. C’est au Dieu Trine que nous profession dans l’Eglise Catholique qu’il faut croire fermement.

·         La radicalité de l’Evangile : conseils évangéliques et autres images de Jésus

La vocation universelle  de tout chrétien et celle de la sainteté. L’homme de foi ne se connaissant que par les œuvres de foi qu’il accomplit, il importe d’agir et d’agir en chrétien. Le Christ qui nous a révélé les  secrets du Père s’indique Lui-même comme le chemin à suivre pour aller vers le Père. Ce chemin, Il nous le trace dans l’Evangile. L’Eglise, à travers la vie religieuse nous la résume et la présente sous la forme des trois grandes exigences de la vie religieuse : Chasteté, pauvreté, obéissance.

Ce sont là des exigences à redécouvrir et à embrasser avec radicalité. Dans notre monde où les valeurs se marchandes, le besoin de témoins qui embrassent de manière scrupuleuse la vie chrétienne est de plus en plus grand. Il est donc dangereux pour nous, d’entrer aujourd’hui en formation tout en pensant, sur la base des modèles dilués, qu’en fin de compte, la vie religieuse n’est pas aussi exigeante que ça. Le Fils de l’homme n’a pas où poser sa tête (pauvreté et chasteté); il s’est fait obéissant à son Père jusqu’à la mort et la mort sur la croix (Obéissance).

 

II. LA FOI DANS L’ACTUALITE ET LA VIE DE L’EGLISE

Le 11 octobre 2011, le Pape Benoit XVI à travers le Motu proprio Porta Fidei annonçait une année de la Foi. Elle débutera le 11 octobre 2012, pour le cinquantième anniversaire de l'ouverture du Concile Vatican II, et se conclura en la solennité du Christ Roi, le 24 novembre 2013.  Une telle proclamation fait certainement suite à une préoccupation d’une envergure non moindre. Le Pape l’exprime en bref dans ce passage du motu proprio : « Alors que dans le passé il était possible de reconnaître un tissu culturel unitaire, largement admis dans son renvoi aux contenus de la foi et aux valeurs inspirées par elle, aujourd’hui il ne semble plus en être ainsi dans de grands secteurs de la société, en raison d’une profonde crise de la foi qui a touché de nombreuses personnes » P.F. 2. Et le Pape d’ajouter : « Nous ne pouvons accepter que le sel devienne insipide et que la lumière soit tenue cachée » P. F. 3.

II.1- Vivre et témoigner de la foi dans le monde aujourd’hui

Cette préoccupation est celle de toute l’Eglise, la notre aussi. Elle est une question des églises du Nord mais aussi une question du Sud. Il s’agit aussi bien des conséquences fâcheuses du sécularisme conduisant à la perte du sens du sacré, à la remise en question de fondements indiscutables mais aussi des affres d’une foi sans consistance, une foi qui se cherche entre la course au matérialisme, une foi qui s’appuie sur la recherche de solutions immédiates et faciles à nos problèmes.

·         Sécularisme et crise de la foi dans les Eglises du Nord

Premièrement, les communautés chrétiennes européennes se déchristianisent de plus en plus. Au-delà des églises vides ou plutôt remplies uniquement de quelques rares vieillards il y a la réalité selon laquelle l’impact de la culture chrétienne sur la vie quotidienne devient de plus en plus moindre. On pourrait dire que Dieu est chassé du quotidien des gens. Dieu devient un embêtement, il faudrait s’en passer pour mieux vivre. On voudrait même faire croire que les libertés individuelles imposent même de ne plus proposer Dieu et la religion. Les conséquences d’une telle logique sont là : un monde enclin à la productivité, au matérialisme, à l’individualisme coûte que coûte ; ainsi la vie humaine don de Dieu dont le respect est une des choses les plus évidente et indiscutable se voit de plus en plus banalisée. Les valeurs morales qui découlent même du simple bon sens sont foulées aux pieds ; ainsi peut-on défendre en nos jours l’homo sexualité et bien d’autres pratiques contraires au bon sens.

·          Effervescence en Afrique mais foi vive ou foi vide ?

Tandis que l’occident souffre de son désir d’ ‘‘évacuer Dieu’’, nous pouvons nous réjouir de nos églises pleines à craquer en Afrique. L’effervescence qui se vit en nos journées dominicales et la chaleur de nos célébrations peuvent être un motif de satisfaction. Aussi, pour le moment, la crise des vocations ne se fait pas encore sentir chez nous. Toutefois, il y a bien des situations inquiétantes. La vie socio-politique de nos pays est loin de donner la preuve d’une religiosité bien vécue. Le nombre de chrétiens déclarés qui grouille dans la gestion de nos états auraient pu servir à rendre prospère notre continent. Si par le passé le génocide rwandais dans lequel il s’est avéré que des chrétiens soient impliqués a fait réfléchir sur l’impact du vécu chrétien sur le quotidien de nos vies, nos caisses d’états vidés, la corruption grandissante, la mauvaise gestion des biens et des personnes mais aussi des guerres entretenues sur le continent pour l’enrichissement de quelques uns … donnent aussi à réfléchir.

Il ne faut pas ignorer la dégradation morale qui sévit de plus en plus dans nos milieux et qui rend notre jeunesse esclave de la course à l’argent facile, au matériel, la course à la réalisation immédiate et l’attachement à une vie faite de plaisir…

Aussi, il devient de plus en plus remarquable chez nous que la profession de foi tourne autour de réalités telles que la guérison de nos maux, la protection de l’emprise des sorciers, la réalisation personnelle dans la vie… Dieu est dorénavant professé pour ce qu’Il fait et moins pour ce qu’Il est. Ainsi, nos assemblées se veulent de plus en plus des rassemblements pour obtenir ou voir les actions  du ‘‘thaumaturge’’. On crie miracles, guérisons, protections, exorcismes, argent, maison, femme, mari, enfant… puis on s’en va. Plus d’incidence sur la vie quotidienne donc ; Dieu, Père de Jésus Christ qui nous a sauvé en Lui et par Lui et qui veut que chacun peine en ce monde à sauver son âme n’est plus le plus important.

‘‘Le ventre affamé n’a point d’oreille !’’ dit-on. Il est donc normal que dans la misère de plus en plus prononcée qui sévit nos populations qu’on recherche Jésus rien que pour le pain qu’Il va multiplier ; et ceci tout en oubliant que ‘‘l’homme ne vit pas seulement du pain’’.

‘‘L’enfer c’est l’autre !’’ dit-on. Il serait donc normal que l’on ne recherche le Christ que pour chasser loin de nous le sorcier qui passe tout son temps à nous courir derrière et à chasser le démon qui ne cherche qu’à s’accaparer de nous et nous seuls ; et ceci tout en oubliant que Jésus à vaincu le mal une fois pour toutes.

II.2- Foi en difficulté, vocations à problème ?

Dans les communautés chrétiennes du Nord, à côté des églises vides, ce sont les séminaires qui se vident. La crise des vocations est conséquence normale du sécularisme sus-évoqué, en ce sens que les jeunes en même temps qu’ils manquent de conviction religieuse sont enclin à cette forme de vie qui se propose, faite de libertinage, de la course au matérialisme, d’individualisme.

 Il faut tout de même se réjouir et bénir le Seigneur pour tant de jeunes qui malgré tout cela s’engagent résolument et embrassent même des formes de vie demandant plus d’attachement à Dieu et faite de grande austérité.

Dans nos communautés chrétiennes du Sud, à côté de l’effervescence qu’on note dans nos communautés chrétiennes il y a encore beaucoup d’enthousiasme des jeunes à se consacrer au Seigneur par une réponse généreuse à son appel. Toutefois, il ne faut pas ignorer que nous sommes une jeunesse partageant aussi bien les valeurs que les maux d’ailleurs. Nous vivons dans cette société africaine où la foi n’a plus grande influence sur la vie quotidienne. Ainsi sommes-nous enclin à une vie faite de la course au matérialisme, de la course aux biens, à l’individualisme. Nous sommes aussi marqués par le désir de libertinage et la dégradation des valeurs morales proposées à  tout vent. Nous sommes aussi marqués par les séquelles d’une société où le mensonge, la culture du faux, la corruption, le manque du souci du bien commun, la culture de la division sont la règle.

Aussi, nous grandissons dans cette société où la foi en vécue avec moins de radicalité, une société africaine où la foi est de plus en plus vidée de son contenu, une société africaine où Dieu est mis au service de nos maux, de notre pauvreté, de notre faim, de notre peur des autres.

Il est clair qu’en Europe comme en Afrique, il y a urgence de redécouvrir l’essentiel de la foi ; essentiel duquel plusieurs détracteurs profitant de nos différents maux cherche à nous éloigner. Il est aussi urgent pour nous, qui sommes appelés ou qui nous sentons appelés de penser à la qualité de notre foi. Redécouvrir la foi reçue des Apôtres et leurs successeurs et apprendre à la revivre tel qu’il le faut, c’est la tache de l’Eglise et c’est ce à quoi le successeur de Pierre nous invite.

Questions de réflexion

1-      En quoi consiste selon vous  l’essentiel de la foi chrétienne ?

2-      Selon vous, quels sont les déviations dont la foi est victime aujourd’hui dans votre milieu ?

3-      En tant qu’appelés, comment vous sentez-vous face à cette situation, celle que vous-même soulignez et ce qui vient de vous être présenté ?

4-      Quelles mesure prenez-vous ou comptez vous prendre pour répondre de manière véritable à votre vocation dans cette situation ?

 

III.                   CROIRE EN CHRETIEN AUJOURD’HUI

Suite à tout ce que nous venons d’observer plus haut, il nous semble qu’il y a nécessité de repréciser ce en quoi consiste la profession de foi chrétienne catholique. Quand le chrétien dis ‘‘ Je crois !’’ quel doit être le contenu de cette assertion ? Autrement dire : Que croire ? A cette question nous allons adjoindre celle concernant le lieu où cette foi est professée : Où croire ?

 

III.1. Que croire ?

La profession de foi chrétienne s’articule autour de trois points essentiels. C’est après avoir déclaré sa compréhension et son adhésion à cette triple dimension que l’on devient chrétien par le baptême :

- ‘‘Croyez-vous en Dieu le Père tout-puissant, créateur du ciel et de la terre?

- Croyez-vous en Jésus Christ, son Fils unique, notre Seigneur, qui est né de la Vierge Marie,  a souffert la passion, a été enseveli,  est ressuscité d'entre les morts,  et qui est assis à la droite du Père?

- Croyez-vous en l'Esprit Saint, à la sainte Église catholique, à la communion des saints, au pardon des péchés, à la résurrection de la chair, et à la Vie éternelle?

L’Eglise croit, enseigne et invite donc à la foi en la Sainte Trinité. C’est d’ailleurs au nom de celle-ci qu’on est baptisé : ‘‘ N…, je te baptise au nom du Père et du Fils et du Saint-Esprit.’’

III.1.1. La foi en Dieu le Père

Nous vivons dans un monde ; notre foi nous enseigne que ce monde ne vient pas du néant mais de l’acte d’amour d’un Etre suprême qui en est le créateur ; tout vient de Lui, le ciel et la terre aussi bien que l’univers visible et invisible. L’expérience du peuple d’Israël nous apprend qu’Il est le Dieu unique (je crois en un seul Dieu) qui existe et vers qui tous les peuples doivent tourner (Dt 6, 4-5 ; Is. 45, 22-24). Jésus Lui-même confirme cela (Mc 12, 29-30) en nous apprenant en plus que Dieu n’est pas que créateur mais Père de tous (Mt 6, 7-13).

III.1.2- La foi en Jésus Christ

« Nous croyons et confessons que Jésus de Nazareth, né juif d'une fille d'Israël, à Bethléem, au temps du roi Hérode le Grand et de l'empereur César Auguste; de son métier charpentier, mort crucifié à Jérusalem, sous le procureur Ponce Pilate, pendant le règne de l'empereur Tibère, est le Fils éternel de Dieu fait homme, qu'il est "sorti de Dieu" (Jn 13,3), "descendu du ciel" (Jn 3,13 6,33), "venu dans la chair" (1Jn 4,2) »C.E.C. 423. C’est de Lui que nous tirons la pleine connaissance des réalités cachées, les vérités éternelles concernant Dieu et le mystère de son Royaume. Il nous enseigne que Dieu est son Père et notre Père, que Dieu et Lui son uns. Par sa passion, sa mort et sa résurrection, tous les hommes obtiennent de Dieu la grâce du salut.

« La transmission de la foi chrétienne, c'est d'abord l'annonce de Jésus Christ, pour conduire à la foi en Lui. Dès le commencement, les premiers disciples ont brûlé du désir d'annoncer le Christ: "Nous ne pouvons pas, quant à nous, ne pas publier ce que nous avons vu et entendu" (Ac 4,20). Et ils invitent les hommes de tous les temps à entrer dans la joie de leur communion avec le Christ ». C.E.C. 425  Il est professé et cru comme la deuxième personne de la très sainte Trinité. Lui qui nous a sauvé, reviendra à la fin des temps partager sa gloire avec ceux qui auront cru en Lui.

III.1.3. La foi en l’Esprit Saint

Avant la fin de sa vie terrestre, Jésus a promit à ses disciples un don du Père qui leur ‘‘ enseignera tout et rappellera tout’’ (Jn 14,26). C’est l’Esprit saint, le consolateur qui va réconforter les disciples le jour de la pentecôte. C’est lui qui vient parachever l’œuvre du Christ.  C’est grâce à Lui que nous appelons Dieu Père et que nous reconnaissons Jésus comme Seigneur. (Gal 4,6 ; 1Cor 2,3).

« Croire en l'Esprit Saint c'est donc professer que l'Esprit Saint est l'une des Personnes de la Trinité Sainte, consubstantielle au Père et au Fils, "adoré et glorifié avec le Père et le Fils »C.E.C 685. Professé de manière obscure dans l’ancien testament (l’esprit plainait sur les eaux au commencement et a parlé par les prophètes), il est la troisième personne de la Trinité après le Père et le Fils ; mais Il n’est pas moins Dieu que ces derniers ; avec le Père et le Fils Il reçoit même adoration et même gloire.

 « L'Esprit Saint est à l'œuvre avec le Père et le Fils du commencement à la consommation du Dessein de notre salut. Mais c'est dans les "derniers temps", inaugurés avec l'Incarnation rédemptrice du Fils, qu'il est révélé et donné, reconnu et accueilli comme Personne. Alors ce Dessein Divin, achevé dans le Christ, "Premier-Né" et Tête de la nouvelle création, pourra prendre corps dans l'humanité par l'Esprit répandu: l'Eglise, la communion des saints, la rémission des péchés, la résurrection de la chair, la vie éternelle » C.E.C. 686.

III.2. Où croire ?

Le dépôt de la foi est confié par Jésus à ses disciples et leurs successeurs en la personne des Evêques en communion au souverain pontife. La foi se reçoit et se vit donc dans l’Eglise qui a la charge de la conserver et la transmettre. « Parmi les charges principales des évêques, la prédication de l'Evangile est la première. Les évêques sont, en effet, les hérauts de la foi, qui amènent au Christ de nouveaux disciples ; et les docteurs authentiques, c'est-à-dire pourvus de l'autorité du Christ, qui prêchent, au peuple à eux confié, la foi qui doit régler leur pensée et leur conduite, faisant rayonner cette foi sous la lumière de l'Esprit-Saint, dégageant du trésor de la Révélation le neuf et l'ancien (cf. Mt 13,52), faisant fructifier la foi, attentifs à écarter toutes les erreurs qui menacent leur troupeau( cf. 2Tm 4,1-4) ». L.G. 25.

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